Una mozione, discussa pochi giorni fa in Consiglio firmata da 21 consiglieri di maggioranza, che ha richiamato l’attenzione di chi, leggendo bene tra le righe, si è soffermata alla normativa in vigore che “incide significativamente sulla possibilità di realizzare
percorsi strutturati, continuativi e inclusivi di educazione sessuo-affettiva nel sistema scolastico dalla prima infanzia ai gradi superiori (pur lasciando alle
istituzioni scolastiche la propria autonomia): è evidente il rischio che vengano esclusi da percorsi formali di educazione relazionale e sessuo-affettiva proprio gli studenti e le studentesse che presentino un retroterra socio-culturale
caratterizzato da povertà educativa e relazionale” recita la mozione.
Una iniziativa che mira a “promuovere e sostenere un programma di interventi e progetti di educazione relazionale, affettiva e sessuale da realizzarsi nel territorio comunale, in particolare nelle scuole (nel rispetto della loro autonomia e della normativa vigente) e anche in contesti extrascolastici (centri di
aggregazione giovanile, biblioteche, Informagiovani, educativa di strada, servizi
sociali, associazioni sportive e culturali), in raccordo con i consultori familiari e
gli spazi giovani della ASL, al fine di raggiungere le ragazze e i ragazzi a rischio di esclusione dai percorsi scolastici, garantendo l’accessibilità per le persone con disabilità e l’attenzione alle differenze culturali”.
Ma il popolo del web non ci sta e lancia la petizione indirizzata al sindaco Zedda: “Immagina di scoprire che i tuoi figli hanno partecipato a un incontro di educazione sessuale nella biblioteca di quartiere, senza che nessuno ti abbia prima chiesto il consenso…
Il 22 ottobre 2026, a Cagliari, 21 consiglieri della maggioranza comunale, guidati da Paola Mura, hanno presentato la mozione 329/2026 sull’educazione relazionale, affettiva e sessuale nelle scuole e negli spazi di aggregazione.
La proposta prevede il coinvolgimento di diversi “esperti” e associazioni, comprese organizzazioni attive nella tutela dei diritti LGBTQIA+, per affrontare temi come l’orientamento sessuale, l’identità di genere, la contraccezione e la sicurezza digitale, attraverso percorsi differenziati per età.
La legge Valditara richiede il consenso informato preventivo e l’accesso ai materiali didattici per le attività scolastiche riguardanti la sessualità, prevedendo procedure di consenso scritto per le attività extracurricolari e di ampliamento dell’offerta formativa. Nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria esclude le attività riguardanti la sessualità, fatte salve le Indicazioni nazionali per il curricolo.
Questi limiti di legge devono essere pienamente rispettati e la promotrice ha dichiarato che lo saranno.
Ma una sede diversa non deve significare meno trasparenza o meno libertà di scelta per i genitori. Il documento deve dirlo chiaramente.
La mozione 329/2026 non prevede espressamente una procedura specifica per raccogliere il consenso scritto preventivo dei genitori per ciascuna attività riguardante la sessualità svolta al di fuori della scuola, né garantisce l’accesso anticipato a tutti i relativi materiali didattici.
Certo, prevede formazione e sostegno per i genitori. Ma un incontro formativo non può sostituire il diritto di dire sì o no. La tua famiglia non dovrebbe mai avere meno voce in capitolo solo perché un incontro si svolge in biblioteca anziché a scuola.
Senza garanzie esplicite, le famiglie rischiano di non sapere con certezza che cosa verrà insegnato ai figli e se e come verrà richiesto il consenso dei genitori.
La mozione cita anche un progetto di Genova e il progetto milanese “A Luci Accese”, sviluppato in collaborazione con un marchio di preservativi, pur richiedendo a tutti i soggetti esterni coinvolti di rispettare il criterio dell’“assenza di conflitti di interesse”.
I genitori meritano di meglio di questo sistema di due pesi e due misure” si legge https://citizengo.org/it-it/fm/19943?campaign=IT_IT-2026_11_05-Cagliari_No_Alleducazione_Sessuale_Sen-FSC-AA_NA-LO-FM-19943-FB1&utm_source=fb&utm_medium=social&utm_campaign=IT_IT-2026_11_05-Cagliari_No_Alleducazione_Sessuale_Sen-FSC-AA_NA-LO-FM-19943-FB1&utm_content=link_1&fbclid=IwVERDUAVc5sNleHRuA2FlbQIxMABwZG9mBXNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABH-hTpHhzGa5OtIUvMZQORA83871NzoYtRc29ETEX4Y8V98UkB6ADuedmC9F7_aem_Ii3CY29s8kqhKyQfKkqD3g
Dibattito aperto insomma, se da un lato è necessario affrontare l’argomento a 360 gradi, dall’altro potrebbero essere proprio le norme in vigore a frenare l’iniziativa.












