L’arrivo dei primi 40 detenuti in regime di carcere duro (41-bis) presso la casa circondariale “Ettore Scalas” di Uta ufficializza lo scenario peggiore contro cui il Partito Democratico della provincia di Cagliari si batte da oltre un anno.
“La Sardegna viene usata ancora una volta come la Cayenna d’Italia per confinare i peggiori criminali lontano dal Continente, scaricando sull’Isola e sul nostro territorio le criticità e i problemi di sicurezza del sistema penitenziario nazionale”, dichiara senza giri di parole Efisio De Muru, segretario del PD provinciale di Cagliari.
Già un anno fa, dai banchi del Consiglio comunale di Capoterra — il centro abitato più vicino alla struttura, distante soli 4 chilometri dal carcere — il PD aveva espresso forte preoccupazione per le ripercussioni economiche e sociali della misura. “Ospitare una concentrazione così elevata di mafiosi e terroristi — prosegue De Muru — espone il territorio e il tessuto produttivo locale al rischio concreto di infiltrazioni criminali e malavitose”.
A nulla sono serviti i ripetuti moniti sollevati a più livelli nelle ultime settimane.
Le istituzioni: la ferma contrarietà della Regione Sardegna, dei parlamentari e degli enti locali;
I magistrati e i sindacati: i gravi allarmi lanciati dalla magistratura — tra cui quello del Procuratore Generale di Cagliari, Luigi Patronaggio — e dalle rappresentanze della Polizia Penitenziaria, già allo stremo per carichi di lavoro estremi e con uffici giudiziari sottodimensionati per gestire una simile pressione.
La piazza: la mobilitazione della cittadinanza, scesa in strada a Cagliari per dire un ‘no’ netto alla misura.
“Il Governo Meloni e il Ministro Nordio hanno ignorato la mobilitazione popolare e le istanze delle comunità locali, tirando dritto con una decisione scellerata e autoritaria che mette a rischio la tranquillità dei cittadini e la sicurezza delle imprese sardi”, conclude il segretario provinciale del PD. “Come Partito Democratico della provincia di Cagliari continueremo a far sentire la nostra voce al fianco delle comunità, dei sindaci e dei lavoratori per fermare questo ennesimo sbarco e impedire che il nostro territorio venga trasformato nella colonia penale d’Italia”.













