“C’è qualcosa che non torna.
Da una parte la Regione annuncia con orgoglio quasi 20 milioni di euro per rifare il palazzo del Consiglio regionale: nuovi ingressi, pannelli fotovoltaici, sale conferenze, trasferimento della biblioteca e riqualificazione degli spazi.
Dall’altra parte, ogni famiglia sarda conosce almeno una persona che aspetta una visita specialistica, un intervento, un esame o che ha dovuto rinunciare a curarsi nei tempi necessari” spiega un cittadino.
“La domanda non è se il palazzo abbia bisogno di manutenzione. La domanda è un’altra: era davvero questa la priorità?
In Sardegna la stessa amministrazione regionale continua a parlare di carenza di personale sanitario, della necessità di assumere medici e infermieri e di investire per ridurre le liste d’attesa. È la Regione stessa ad aver riconosciuto la necessità di finanziare il recupero delle liste d’attesa e di rafforzare gli organici del sistema sanitario.
Nel frattempo il disagio dei servizi dedicati ai minori continua a essere segnalato da operatori e associazioni: aumentano i bisogni, i servizi territoriali sono spesso insufficienti e le liste d’attesa continuano a rappresentare un problema per molte famiglie.
E allora è inevitabile chiedersi: se esistono 20 milioni disponibili, perché non destinarne una parte al potenziamento dei reparti pediatrici, agli ospedali, alle scuole, alla prevenzione sanitaria o ai servizi territoriali?”
La riflessione inviata alla Redazione di Casteddu Online è nata dopo l’annuncio del maxi restyling della sede di via Roma senza badare a spese
“La Sardegna affronta inoltre ogni estate incendi devastanti e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. Da anni cittadini, tecnici e associazioni chiedono maggiori investimenti nella prevenzione, nella manutenzione del territorio, nella gestione dei boschi e nel rimboschimento, perché spegnere gli incendi è indispensabile, ma evitarli lo è ancora di più.
È difficile spiegare ai cittadini che per il palazzo della politica si trovano decine di milioni, mentre per i servizi essenziali si continua a parlare di fondi insufficienti, emergenze, riorganizzazioni e attese.
La politica ha certamente il diritto di investire nelle proprie sedi istituzionali quando ciò è necessario per motivi di sicurezza o di adeguamento normativo. Ma ha anche il dovere di comprendere il messaggio che arriva ai cittadini.
Per una madre che aspetta una visita per il proprio figlio, per un anziano che aspetta un esame da mesi, per un insegnante che lavora in una scuola con problemi strutturali o per un volontario che ogni estate vede bruciare la Sardegna, venti milioni destinati al palazzo del Consiglio non rappresentano un simbolo di efficienza. Rappresentano, invece, l’ennesima dimostrazione di quanto le priorità della politica possano apparire lontane da quelle dei cittadini.
La vera domanda, oggi, non è quanto costerà il nuovo palazzo.
La vera domanda è se i sardi si sentano davvero al centro delle scelte della loro Regione”.













