CULTURA NEL PIATTO
POLPETTE AL SUGO
Per 1 persona
Ingredienti
Carne macinata di manzo 120 g
Pane raffermo 25 g
Uovo 20 g
Parmigiano 10 g
Prezzemolo e aglio q.b.
Passata di pomodoro 150 g
Olio extravergine d’oliva 5 g per il sugo
Olio per friggere, considerando circa 8 g assorbiti
Sale e pepe
Preparazione
Ammorbidire il pane con poca acqua o latte e strizzarlo. Impastarlo con la carne, l’uovo, il parmigiano, prezzemolo, poco aglio, sale e pepe. Formare delle polpette piuttosto piccole e friggerle finché saranno ben dorate.
Preparare a parte un semplice sugo di pomodoro con l’olio extravergine. Unire le polpette già fritte e lasciarle insaporire dolcemente nel pomodoro per circa 15–20 minuti.
Valori nutrizionali indicativi per porzione: circa 500 kcal — Proteine 35 g | Carboidrati 23 g | Grassi 29 g. Il valore può variare soprattutto in funzione dell’olio effettivamente assorbito durante la frittura.
Storia e curiosità
La polpetta secondo Pellegrino Artusi
Già nel 1891 Artusi scherzava sul fatto che insegnare a fare le polpette fosse quasi superfluo: erano un sapere domestico condiviso. Nella sua ricetta recuperava persino il lesso avanzato, trasformandolo con pane, uova e parmigiano e concludendo con la frittura. La polpetta racconta così una delle virtù più antiche della cucina italiana: non sprecare, ma trasformare.
Un piatto che parla della cucina di casa
Le polpette al sugo appartengono a quella grande cucina italiana nata dall’abilità di trasformare ingredienti semplici e avanzi in qualcosa di straordinariamente appetitoso. Pane raffermo, poca carne, uova e formaggio permettevano di aumentare il volume dell’impasto e sfamare tutta la famiglia.
E c’è una differenza che conta: la polpetta fritta prima di entrare nel pomodoro. La frittura crea la crosticina, concentra il sapore e permette alla polpetta di mantenere una consistenza diversa durante la successiva cottura nel sugo.
Poi rimane il rito finale, forse il più italiano di tutti: il pane nel sugo rimasto nel piatto. La scarpetta.
Un piatto popolare, sostanzioso e senza bisogno di essere reinventato: qualche volta la tradizione funziona benissimo così com’è.
A cura di Raffaella Aschieri
Specialist | Docente in Menu Management | Menutrix elaborazioni | Cultural Consultant | Gastronoma | Saggista













