In Sardegna peggiora la capacità di garantire le prime visite entro i tempi previsti, mentre migliora quella relativa agli esami diagnostici. E sul fronte dell’accesso alle cure l’Isola registra un dato particolarmente critico: nel 2025 quasi un cittadino su cinque ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Gimbe sulle liste d’attesa e sulla rinuncia alle cure.
Nel 2026, rispetto all’anno precedente, la quota di prime visite prenotate entro i tempi previsti è diminuita di 3,7 punti percentuali, mentre per gli esami diagnostici si è registrato un aumento di 5,2 punti. Per quanto riguarda le classi di priorità, in Sardegna il 40,1% delle prime visite è stato assegnato alla classe P, che prevede l’erogazione entro 120 giorni: un dato superiore alla media nazionale del 34,9%, che colloca l’Isola al nono posto tra le regioni.
Il quadro resta però critico sul fronte delle rinunce. Secondo i dati Istat riferiti al 2025, il 19,5% della popolazione sarda ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro una media nazionale del 9,6%. La Sardegna si colloca così al primo posto tra le regioni per incidenza del fenomeno, con un divario di quasi dieci punti percentuali rispetto al dato italiano.
La situazione risulta in peggioramento anche rispetto al 2023, quando, secondo un precedente rapporto della Fondazione Gimbe sulla spesa sanitaria privata, la quota di sardi che aveva rinunciato alle cure si attestava al 13,7%, già allora il valore più alto a livello nazionale.










