Una vergogna, riapritelo subito!”: la rivolta dei cittadini per il Pronto Soccorso del Marino al Poetto
Centinaia di cittadini chiedono la riapertura della struttura per alleggerire i pronto soccorso di Cagliari. Quartu ha 75mila abitanti ed è senza presidio d’urgenza: il caso del bagnante che ha rischiato la vita due estati fa.
Una rivolta popolare che viaggia sulla rete, rimbalza sui social e unisce centinaia di cittadini di Cagliari e Quartu Sant’Elena in un unico, disperato coro: riaprite subito il Pronto Soccorso dell’Ospedale Marino. Il dibattito sta sollevando un polverone sulla gestione della sanità sarda, ormai al collasso tra barelle nei corridoi e attese infinite nei grandi ospedali della città.
A dare una base scientifica alla protesta è il piano dell’ingegner Enrico (Eric) Capra: uno studio tecnico e finanziario dettagliato che dimostra come la bellissima struttura sul lungomare non vada ricostruita da zero. Basterebbero interventi mirati di manutenzione per restituire al litorale il suo polmone sanitario d’urgenza.
Sui social la mobilitazione è totale e i residenti sono pronti a dare battaglia. C’è chi ricorda con nostalgia il valore e la bellezza del presidio costiero: “Ci sono stata ricoverata per un intervento alla schiena e ricordo che dalla finestra vedevo il mare, la Sella del Diavolo… molto bello e rilassante. Datevi da fare per favore, non occorre costruire ospedali nuovi ma fare manutenzione alle strutture esistenti”.
La rabbia per le carenze del territorio è palpabile: “Il litorale di Quartu è cresciuto tanto come popolazione e con la stagione estiva un pronto soccorso sarebbe necessario. Una vergogna. Bisogna riaprirlo, come anche il Binaghi, sono due poli importanti. Era l’unico presidio per la sicurezza dei bagnanti del Poetto di Cagliari e Quartu”. I cittadini promuovono a pieni voti il progetto tecnico: “Sono assolutamente favorevole alla riapertura, credo sia un’opportunità unica per la città, complimenti all’ingegner Capra per lo studio approfondito! Mobilitiamoci tutti, Fortza paris!”. E c’è anche chi lancia un avvertimento alla politica sul nodo dei turni scoperti: “Siamo a circa 75mila abitanti, assurdo! Prima però cercate lo staff sanitario e con una buona retribuzione che gli faccia venire voglia di lavorare, così non rimango una giornata buttato in sala d’attesa. Serve assolutamente per noi quartesi (il Marino, ndr) perché ci è più vicino!”.
I numeri dello studio dell’ingegner Capra hanno messo a nudo una situazione anomala per la città: Quartu Sant’Elena, con i suoi 75mila residenti, è l’unica città sopra la soglia dei 50mila abitanti in tutta la Sardegna a non avere un Pronto Soccorso sul proprio territorio. Durante la stagione estiva, tra bagnanti e turisti che affollano i chilometri di spiaggia, le presenze triplicano. Senza il Marino, ogni minima emergenza si riversa inevitabilmente sui presidi d’urgenza cagliarirani intasando i triage e bloccando le ambulanze.
Quanto sia pericolosa questa voragine assistenziale lo dimostra la drammatica testimonianza di un cittadino, vittima di un grave incidente a Marina Piccola due estati fa. Scivolato sulla rampa delle barche, rimedia la frattura di due costole. Recatosi nei grandi poli cittadini, vive l’inferno: “Otto ore di attesa estenuante su una sedia, ho fatto un pellegrinaggio in tutti i Pronto soccorso cagliaritani, per ben due giorni, senza che mi facessero nemmeno gli accertamenti. Distrutto dal dolore e scoraggiato, sono tornato a casa”.
Il peggio arriva la mattina del terzo giorno: l’uomo si sveglia paralizzato dal dolore, il respiro ridotto a un filo. Le costole fratturate, muovendosi, hanno perforato la pleura, mandandolo in arresto respiratorio. Solo l’arrivo del 118 a casa gli salva la vita in extremis. “Ero in pericolo di vita. Ecco, se ci fosse stato il Pronto Soccorso del Marino aperto e con personale sufficiente, avrei avuto una diagnosi in poche ore. Sarei stato ricoverato per tempo prima che la pleura venisse perforata, senza rischiare di morire”. Una lezione drammatica che la politica regionale non può più ignorare.
La parola ora passa alla Presidente e Assessora alla Sanità della Regione Sardegna Alessandra Todde, e anche al sindaco della terza città della Sardegna, Graziano Milia, che già nel 2022 aveva preannunciato l’apertura di un Ospedale di Comunità, un progetto encomiabile sul quale però, si chiede la comunità: “Potrebbe essere affiancato da un efficiente presidio d’urgenza?”. Le due realtà non si escludono a vicenda, anzi si rafforzano l’un l’altra.












