Turni che possono arrivare a 16, 17 e persino 20 ore consecutive. Ore trascorse a bordo delle ambulanze, tra emergenze, attese nei Pronto Soccorso e una pressione che, secondo la denuncia di alcuni operatori, sarebbe ormai diventata difficile da sostenere. È la situazione segnalata da un operatore del servizio di soccorso, Mattia Chia, che chiede di poter raccontare pubblicamente le criticità vissute da numerosi soccorritori del sistema 118 nel Sud Sardegna. “Da tempo – scrive – la situazione di operatività di tante associazioni e cooperative del 118 del Sud Sardegna è diventata triste e preoccupante”.
La denuncia riguarda innanzitutto le condizioni di lavoro. Secondo quanto riferito, per molti operatori l’attività non avrebbe più i contorni del semplice volontariato, ma sarebbe diventata di fatto un vero e proprio lavoro, con turni che in alcuni casi arriverebbero a 16, 17 e addirittura 20 ore.
Un carico di lavoro che, sostiene Chia, avrebbe conseguenze pesanti sul piano fisico e mentale: “In condizioni fisiche e mentali estenuanti”, scrive, lamentando inoltre quella che viene descritta come una carenza di sostegno da parte della Centrale Operativa e dei Pronto Soccorso.
Il tema, dunque, non riguarda soltanto chi presta servizio sulle ambulanze, ma l’intero funzionamento della catena dell’emergenza-urgenza. I soccorritori chiedono che venga ascoltata la loro voce e che vengano approfondite una serie di situazioni che, secondo la segnalazione, li avrebbero ormai portati “al limite della condizione”.
Un disagio che apre inevitabilmente una domanda: quanto può essere sicuro ed efficace un sistema di emergenza quando chi è chiamato a soccorrere si trova a operare per tante ore consecutive in condizioni di forte stanchezza?










